Editoriale - La grande migrazione digitale e il nuovo ruolo degli intermediari
L'epoca in cui viviamo è tornata ad essere un'epoca di migrazioni di popoli, con conseguenze drammatiche sulla vita di milioni di persone; ma la metafora della migrazione ben si attaglia anche ad altri fenomeni, uno dei quali interessa molto da vicino bibliotecari e professionisti dell'informazione: la migrazione del mondo dell'editoria e dell'informazione dal supporto cartaceo a quello digitale.
Non ci sono dubbi che si tratti di un evento epocale, se si pensa che tutto il mercato editoriale si è basato per secoli sulla carta e sul modello commerciale che ne è derivato: autori, stampatori, editori, librai, bibliotecari hanno fondato e sviluppato la loro attività professionale nei secoli su questo presupposto.
Il processo di migrazione è in corso ormai da un decennio e risale all'invenzione del personal computer, ma ha subito un accelerazione drammatica con l'introduzione del CD-ROM e dei suoi successori e soprattutto con l'esplosione di Internet.
Dopo aver interessato inizialmente, e in qualche modo quasi come una naturale evoluzione, i repertori bibliografici, ha poi coinvolto opere più tradizionalmente legate al formato libro quali le enciclopedie e i dizionari, incontrando grande interesse e senza intaccare sostanzialmente i meccanismi tradizionali del mercato; più faticoso e controverso sembra essere invece il processo di riconversione al digitale del più tradizionale e più durevole prodotto editoriale, il libro.
Per quanto riguarda i periodici scientifici e accademici, gli strumenti sui quali si è basata negli ultimi due secoli la circolazione dell'informazione scientifica e che rappresentano allo stesso tempo la materia prima e il prodotto finito della ricerca, ci troviamo invece nel bel mezzo di un fiume in piena.
Per valutare l'impatto, anche economico, di questa transizione, possiamo ricordare che si stima che il mercato dell'informazione globale valga circa 146 miliardi di dollari, mentre il mercato dell'informazione scientifica, tecnica e medica raggiunga un fatturato di circa 9,5 miliardi di dollari.
La transizione dal periodico cartaceo al periodico elettronico è dunque in atto da qualche anno e si sta dimostrando molto convulsa e problematica, difficile da gestire e tale da mettere in discussione i ruoli e gli interessi di tutti i giocatori, non solo quelli commerciali, e quindi anche le biblioteche.
Ricordiamo brevemente chi sono i protagonisti coinvolti in questo segmento di mercato:
- la comunità scientifica ed accademica che produce la ricerca e ne valida la qualità;
- gli editori commerciali specializzati (Elsevier, Wiley, Kluwer, ecc..);
- le società scientifiche, le accademie, gli enti pubblici che svolgono attività editoriale con o senza fine di lucro (American Chemical Society, Institute of Physics, ecc. )
- le organizzazioni accademiche e di ricerca che mantengono e sviluppano servizi di pre-print, e-print e altre forme di pubblicazioni alternative;
- le agenzie internazionali di abbonamenti (EBSCO, SwetsBlackwell, ecc.);
- le agenzie che forniscono servizi digitali all'editoria (Ingenta, Catchword, Highwire, ecc.);
- gli aggregatori/riconfezionatori (Ovid, ProQuest, BioMedNet, Chemweb, ecc.);
- i servizi di Abstracting & Indexing (CAS-Chemical Abstracts Services, National Library of Medicine, IEE, ecc.);
- i produttori/confezionatori di basi dati bibliografiche con link al full-text (ISI, ProQuest, CSA, Ovid/SilverPlatter, ecc.);
- i grandi servizi bibliotecari e i consorzi di servizio: OCLC/PICA, OhioLink, ecc.;
- i consorzi di biblioteche per l'acquisizione di risorse elettroniche;
- le biblioteche che mettono a disposizione l'informazione e la conservano.
Ognuno di questi protagonisti può vedere il proprio ruolo sia minacciato che esaltato dalla migrazione in atto, in ogni caso è costretto a ridefinirlo e in qualche caso a reinventarlo, spesso tentando di occupare spazi tradizionalmente occupati da altri protagonisti.
Da qui discende la conflittualità che caratterizza l'attuale fase e la generale incertezza che domina la scena.
Uno dei fenomeni chiave che hanno caratterizzato questa migrazione è stato descritto come disintermediazione.
Inizialmente questa parola è stata usata per indicare il processo che vede l'utente finale accedere alle basi dati bibliografiche senza la mediazione di altre figure professionali (il bibliotecario che recupera materialmente l'informazione), pur dovendo comunque recarsi fisicamente in biblioteca; un secondo passo è stato compiuto quanto la stessa risorsa bibliografica è stata resa accessibile in modo distribuito a livello di scrivania, facendo quindi a meno della mediazione organizzativa e logistica della biblioteca (anche se poi per ottenere il testo completo occorreva sempre recarsi in biblioteca).
Un altro passo è stato poi compiuto con la diffusione dei periodici elettronici, con un numero sempre crescente di documenti disponibili direttamente dal proprio computer.
La parola disintermediazione può essere usata anche in un significato più ampio, non limitato semplicemente alle modalità di accesso, ma esteso anche alle modalità di commercializzazione e distribuzione.
Tradizionalmente la diffusione degli articoli scientifici è avvenuta attraverso una catena di intermediari in cui gli utenti finali vengono in possesso dell'informazione attraverso le biblioteche che sottoscrivono, per lo più attraverso agenzie, gli abbonamenti ai periodici pubblicati dagli editori.
La ragione di esistere di questo sistema è, tuttora, ben motivata dalla grande frammentazione del mercato: decine di migliaia di biblioteche in tutto il mondo comprano abbonamenti a decine di migliaia di periodici da decine di migliaia di editori; questo è tuttora vero, sia per il periodico cartaceo che per quello elettronico.
Risulta evidente che in un mercato di questa fatta, dove un così alto numero di fornitori e di compratori cercano di interagire su un così alto numero di prodotti, esista una funzione e quindi una domanda per degli intermediari professionali.
L'aspetto che è necessario sottolineare è che le biblioteche non svolgono in questo processo un ruolo passivo o di meri compratori, ma invece un ruolo, potenzialmente attivo, di intermediazione rispetto alla utenza accademica.
Tuttavia, nonostante la frammentazione e la complessità del mercato, si possono trovare numerose conferme che i meccanismi tradizionali di intermediazione sono entrati in crisi in molte delle fasi del processo di produzione/distribuzione.
L'offerta di e-journal e la diffusione di pc a livello di scrivania ha senza dubbio favorito il contatto diretto fra editori e utenti finali, scavalcando le biblioteche come intermediari. Le biblioteche servono infatti un mercato stimato globalmente in circa 30 milioni di utenti, mentre si fanno stime di un mercato di utenti senza alcuna affiliazioni accademica o aziendale pari a circa 150 milioni; questo mercato di knowledge workers, tipico della società dell'informazione, è al momento solo potenziale e non è raggiunto se non in minima parte dall'attuale sistema incentrato sulle biblioteche e le agenzie di abbonamento.
È stato anche messo in discussione se l'attuale organizzazione delle biblioteche sia in grado di servire adeguatamente gli utenti accademici; dal punto di vista degli editori, interessati ad avere un rapporto attivo e diretto con gli utenti, le biblioteche sembrano svolgere piuttosto un ruolo passivo e costituire in qualche caso anche una strozzatura nel processo distributivo.
D'altra parte gli editori in questo momento non possono prescindere dal ruolo svolto dalle biblioteche e dal modello commerciale basato sugli abbonamenti, che rappresentano la parte di gran lunga maggiore e più stabile dei loro ricavi. Il ritorno economico generato da modelli alternativi, quale ad esempio modelli "Pay per view", a transazione o misti, sono allo stato puramente potenziali.
E se anche l'emergere di consorzi di biblioteche per la acquisizione di risorse elettroniche, e in primis di e-journal, sta determinando negli USA e nelle altre parti del mondo una concentrazione della domanda dalle migliaia di biblioteche a qualche centinaio di relativamente grandi aggregazioni, consentendo così di scavalcare l'intermediazione delle agenzie, va tuttavia sottolineato che gli editori hanno manifestato difficoltà a gestire i rapporti diretti con i consorzi e in particolare a convertirsi da una cultura imprenditoriale basata sulla produzione ad una incentrata sul servizio, con conseguenze molto spesso assai gravi per la qualità degli aspetti dello stesso servizio non risolti dalla piattaforma tecnologica.
Del resto, la crescita tumultuosa dei consorzi come negoziatori non è stata accompagnata da una crescita organizzativa di pari livello; al di là dei grandi consorzi nord-americani, che non esauriscono la propria ragione di essere nella sola acquisizione di e-journal, e delle situazioni britanniche e canadesi, che hanno visto progetti centralizzati e finanziati pubblicamente, ci si chiede quale possa essere il futuro di un mercato per gran parte organizzato attorno a delle organizzazioni informali, insufficientemente strutturate o comunque troppo dipendenti da una compagine sociale assai diffusa e con vincoli reciproci piuttosto labili.
Altro elemento che influenza, favorendolo, il processo di disintermediazione è, non c'è bisogno di ricordarlo, la tecnologia. I ricercatori possono pubblicare direttamente i risultati dei loro studi direttamente sul web, scavalcando quindi sia gli editori che tutte le altre figure di intermediari. Per lo scambio di questi documenti è ormai tecnologicamente concreta la possibilità di realizzare un sistema peer-to-peer, sul modello di Napster e dei suoi successori, per definizione disintermediato, anche se ad esso dovrà essere ovviamente affiancato un sistema di metadati molto più sofisticato, formalizzato e affidabile di quello diffuso oggi.
Anche l'emergere di progetti caratterizzati dalla filosofia "Open Access" può a lungo termine rappresentare una minaccia per gli editori, mentre altri progetti di raccolta di metadati e "discovery network" finanziati con fondi pubblici possono dare a questi progetti la rete di sostegno e il carburante che fino a questo momento è mancato.
Inoltre, se è vero che la prosecuzione del processo di concentrazione del mercato (dopo l'acquisizione di Harcourt da parte di Elsevier, sono passati di mano o stanno passando di mano anche editori come Kluwer e Springer che rappresentano oltre il 10% del mercato) sviluppa massa critica essenziale per migliorare l'utilità dei servizi di e-journal dei singoli editori e per rendere possibili gli ingenti investimenti in tecnologia, va tuttavia tenuto presente che la concentrazione di aggregati crescenti di impact factor nelle mani di pochi giocatori rappresenta un potenziale ostacolo alla libera concorrenza.
È da ricordare infine che, nonostante i principali editori di periodici abbiano organizzato servizi autonomi per la distribuzione delle proprie pubblicazioni elettroniche con l'obiettivo di garantirsi un accesso diretto all'utenza finale e di affermare il proprio marchio/servizio, ciascuno di questi servizi, preso per sé, non sembra in grado di raggiungere la massa critica necessaria per realizzare una vera e propria "one-stop source": i servizi di Ingenta e OCLC e quelli delle principali agenzie di abbonamento mettono a disposizione aggregazioni di dimensioni molto maggiori di quelle del più grande editore commerciale.
Tutto ciò sembra dimostrare che la transizione dal modello cartaceo a quello digitale genera sì opportunità per una semplificazione/compressione della catena di distribuzione, idealmente fino alla binomio produttore-consumatore e nel nostro caso "Ricercatore-autore"-"Ricercatore-lettore", ma che queste opportunità sono offerte in qualche modo trasversalmente a tutti i protagonisti del mercato e che l'azione di ogni attore può generare opportunità di valenza opposta per i co-protagonisti. Si può pertanto affermare che ad ogni processo di disintermediazione si oppone un processo di intermediazione a un livello più alto o diverso.
Al centro di questa catena disintermediazione-nuova intermediazione stanno i bisogni degli utenti; le nuove figure di intermediario che emergeranno da queste trasformazioni, comprese le biblioteche, saranno interpretate da coloro che sapranno rispondere nel modo più flessibile e più adeguato ai bisogni degli utenti.
Nel modello cartaceo, il comportamento e i bisogni degli utenti erano difficilmente presi in considerazione e il mercato ne restava sostanzialmente non influenzato.
Dal punto di vista degli editori, la circolarità della domanda consentiva di sfruttare fino in fondo le posizioni monopolistiche e di ammortizzare con gli aumenti di prezzi le minori vendite a loro volta dovute agli aumenti dei prezzi; per le biblioteche, almeno fino alla grande crisi dei prezzi degli anni '90, le collezioni erano consolidate nel tempo e sostanzialmente statiche.
Nel paradigma cartaceo, dal punto di vista della biblioteca, i bisogni degli utenti rimanevano al di là del vetro e il ruolo della biblioteca si poteva considerare esaurito con il processo acquisizione-catalogazione-circolazione; questi bisogni tutt'al più emergevano per qualche fotocopia che rendeva più "portatile" l'articolo o per il servizio di document delivery quanto si trattava di riviste al di fuori della collezione.
Quello che accadeva dopo aver fornito il fascicolo della rivista o l'articolo al ricercatore, se il ricercatore aveva trovato quello che cercava ed era soddisfatto del materiale, non era affare della biblioteca, sia nel senso che era di difficile misurazione e conoscibilità, dato il confine esistente fra la professione accademica e quella bibliotecaria, sia nel senso che non rientrava nei compiti istituzionali della biblioteca.
D'altra parte i periodici cartacei erano visibilmente un servizio esclusivo della biblioteca, tanto più apprezzato quanti più abbonamenti la biblioteca riusciva a sottoscrivere e quanto più celermente e efficientemente i fascicoli venivano messi a disposizione del pubblico.
Oggi i periodici elettronici appaiono all'utente finale, fino a ieri indifferente alla marca (al nome dell'editore) e attento solo al ruolo di quella determinata rivista, come un servizio dell'editore che risulta assai più visibile e potenzialmente più apprezzato rispetto alla biblioteca. A quest'ultima (per lo meno a giudicare dagli atteggiamenti di qualche editore) sembra essere lasciato il compito di ufficio acquisti o nella migliore delle ipotesi di amministrazione del budget.
Si aggiunge allo scenario il fatto che il costo del servizio di periodici elettronici spesso non è trasparente all'utente finale, in genere piuttosto indifferente alla variabile prezzo se trova materiale indispensabile rispetto agli obiettivi della propria ricerca.
Gli editori invece puntano a un rapporto diretto con l'utente finale, con l'obiettivo di intercettarne gli eventuali bisogni informativi sul nascere o di stimolarne di nuovi, offrendogli una risposta personalizzata, ma pur sempre la "propria" risposta.
Chiunque abbia avuto l'occasione di utilizzare amazon.com può facilmente immaginare cosa possa voler dire l'applicazione di un tale modello "navigazionale" al mercato dell'informazione scientifica.
La sfida centrale ed anche l'opportunità più allettante che il nuovo intermediario, sia esso operatore commerciale o biblioteca o consorzio di biblioteche, si trova oggi a dover affrontare è l'organizzazione di servizi che offrano le migliori risposte ai bisogni reali di ciascun utente, conciliando un'offerta informativa di ampiezza paragonabile a quella di un supermercato con un livello di personalizzazione sofisticato tipico di una boutique.
Una delle risorse chiave per affrontare e vincere questa sfida sta nella tecnologia, o meglio nella capacità di integrare diverse risorse con diversi formati e a diversi livelli di rappresentazione (full-text, metadati, link, etc.) con una tecnologia appropriata in un contenitore omogeneo e personalizzabile.
Se questo è comunque vero per il settore accademico, cioè per quegli utenti che definiamo incardinati in una istituzione o organizzazione, è ancora più vero per gli utenti non affiliati a nessuna organizzazione e che hanno esigenze completamente diverse da chi fa ricerca per professione.
Questo mercato non è ancora venuto alla luce, ma, nonostante la crisi della new economy e la delusione che ne è seguita, resta una prospettiva fondata; da questo punto di vista suonano a conferma i programmi (e gli investimenti) che una istituzione ben radicata come la British Library, e non una dot.com dell'ultima ora, sta facendo in questa direzione.
La domanda che resta da affrontare è se questa partita si gioca su un unico piano, quello globale, e se quindi la sfida può essere raccolta solo da organizzazioni come le grandi agenzie di abbonamento, da servizi come Ingenta o da strutture bibliotecarie come OCLC/PICA e la British Library, ecc., o invece esistano più piani di gioco che lascino spazio a servizi specializzati o a realizzazioni geograficamente dimensionate. Le dimensioni della posta in gioco farebbero propendere per la prima alternativa, ma la storia di Internet (e forse anche quella dell'umanità) ci insegna che anche per la seconda ci potrebbe essere qualche possibilità di realizzazione. Il seguito alla prossima puntata.
Luca Burioni
12 febbraio 2003
Bibliografia
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Office of Fair Trading: The market for scientific, technical and medical journals (Sep 2002) A report, under section 125(4) of the Fair Trading Act 1973, on the OFT's informal consultation regarding the market for scientific, technical and medical journals. <http://www.oft.gov.uk/news/publications/leaflet+ordering.htm>
John Cox. Pricing Electronic Information:A Snapshot of New Serials Pricing Models. "Serials Review" 2002; 28:171-175.
Outsell Inc. Industry Trends, Size and Players in the Scientific, Technical & Medical (STM) Information Market, 2002, <http://www.outsellinc.com/>
The Consortium Site Licence: Is it a sustainable model? Proceedings from the meeting organised by the Ingenta Institute, London, September 2002 and Charleston, October 2002. Oxford, Ingenta Institute, 2003.
L'editoriale riprende e rielabora alcuni temi svolti in un intervento alla giornata di studio "Il bibliotecario nella Società dell'Informazione", organizzata in collaborazione dal Dipartimento dei Beni Culturali - Sezione Beni Librari dell'Università di Parma e dall'Associazione Italiana Biblioteche - Sezione Emilia Romagna. Parma, 31 gennaio 2003 (http://www.aldus.unipr.it/master/bibliotecario-i.html).
Per ulteriori riferimenti bibliografici e aggiornamenti della discussione consultare ESBnotizie (http://esbn.burioni.it) il mensile di notizie e approfondimenti sul mondo dell'editoria internazionale e sul mercato dell'informazione.