Al 2000 senza retorica, ma… con le cinture allacciate!
Come evitare di indulgere alla retorica di fine millennio nell’iniziare
l’editoriale dell’edizione 2000 del nostro Catalogo? Saltiamo dunque
a pie’ pari ogni discorso di circostanza e cerchiamo di andare direttamente
ad affrontare alcuni aspetti di contenuto.
I dodici mesi che sono trascorsi dalla pubblicazione della scorsa edizione
hanno registrato una ulteriore accelerazione del processo di concentrazione;
se da una parte si tratta del riflesso, in un mercato verticale, di una
tendenza generalizzata in tutti i settori industriali, dall’altra è
possibile individuare una particolare specificità del caso se si
pensa al notevole grado di parcellizzazione che caratterizza l’industria
editoriale, e quindi quella dell’informazione, rendendola particolarmente
debole di fronte alle sfide della globalizzazione, ma soprattutto particolarmente
sensibile al cambiamento epocale di scenario indotto dalle nuove tecnologie.
Negli ultimi mesi, per citare solo i casi che ci riguardano più
da vicino e fanno riferimento a un settore molto specializzato della ben
più vasta industria editoriale, abbiamo assistito a:
-
la trasformazione di BIDS (Bath Information & Data Services), in pratica
il primo in ordine cronologico dei servizi che distribuiscono informazioni
alla comunità accademica britannica, in una società commerciale,
Ingenta Ltd., nata dalla collaborazione fra l’Università di Bath
e un imprenditore privato;
-
l’acquisto della Springer Verlag da parte del gruppo Bertelsmann e la conseguente
vendita della agenzia di abbonamenti Lange & Springer al maggiore concorrente
EBSCO;
-
la fusione fra Blackwell’s Information Services (la divisione abbonamenti
di Blackwell’s Ltd) e Swets Subscription Service;
-
la vendita della divisione abbonamenti di Dawson (compresiva della sede
britannica, delle filiali francese e spagnola, della Faxon USA e di Information
Quest) a un azienda relativamente nuova quale la RoweCom Inc., specializzata
in e-commerce di risorse informative;
-
l’acquisto da parte di Bell & Howell (proprietaria di UMI, ora Bell
& Howell Information & Learning) di Chadwyck-Healey, prestigioso
editore specializzato in risorse elettroniche per le scienze umane e sociali.
Ciascuna di queste fusioni e acquisizioni risponde a strategie diverse
e a logiche proprie: chi ricerca nuovi capitali per irrobustire e ingrandire
il proprio vascello, chi si sbarazza di ciò che viene percepito
come zavorra, chi si assicura di avere sufficienti scorte di vele e un
timoniere di provata esperienza, ecc.; comune a tutti è la sensazione
che i tempi che verranno saranno tempestosi, ma anche forieri di grandi
opportunità, e che occorra quindi attrezzarsi adeguatamente per
resistere ai marosi e scoprire nuove vie delle Indie.
A proposito di tempeste, uno dei problemi che travagliano l’industria
dell’informazione è quello della possibilità (della minaccia),
dischiusa dalla tecnologia, di un nuovo sistema della comunicazione
scientifica, che tagli fuori – o almeno ridimensioni drasticamente – il
ruolo degli editori commerciali nella pubblicazione delle riviste scientifiche.
E’ divenuta infatti sempre più insistente la domanda: fino a
quando gli autori saranno disposti a pagare agli editori il privilegio
di affidare loro qualcosa da pubblicare e vendere, per poi spendere uno
sproposito in denari pubblici per il privilegio di accedere al medesimo
materiale?
La domanda percorre la comunità accademica internazionale da
ormai parecchi anni, anche se in modo carsico, ma le ricadute pratiche,
pur significative (in particolare quelle rispetto alle quali ha svolto
una funzione pionieristica la comunità dei fisici), hanno avuto
effetti assai limitati sul ruolo dei grandi editori internazionali1.
La discussione sembra essere entrata in una fase più concreta2
in questi ultimi mesi, da quando il direttore dell’autorevole National
Institute of Health (NIH), Harold Varmus, ha lanciato una proposta, denominata
E-Biomed che, destinata a una comunità, quale quella biomedica,
del tutto differente da quella dei fisici e meno confinata entro ambiti
strettamente accademici, si propone di creare un circuito alternativo al
modello commerciale che sia in grado di conciliare tutti i vantaggi dell’editoria
elettronica (tempestività, accessibilità, economicità,
integrazione con altre risorse, ecc.) con l’autorevolezza del modello peer-reviewed3.
L’annuncio del progetto ha dato origine a una vivacissima ed estesa
discussione, all’interno del mondo dell’informazione, ma soprattutto
nella comunità biomedica4; nonostante
che il dibattito sia ancora aperto e le obiezioni di non poco conto, il
NIH ha annunciato di voler procedere con il suo progetto, costruendo un
sito che funga da deposito pubblico di articoli scientifici per le scienze
della vita, in libera distribuzione sul web; il deposito, denominato PubMedCentral
sarà disponibile nel gennaio 2000 e avrà due sezioni, una
per articoli peer-reviewed e l’altra per i pre-print.
Se il mercato delle riviste scientifiche è sottoposto a tali
e tanto significative pressioni, viene naturale domandarsi se quello dell’informazione
secondaria, degli indici bibliografici e dei repertori, delle basi dati
insomma, possa considerarsi al riparo da tanta temperie.
Il problema in sintesi può essere riassunto nella seguente domanda:
le basi dati specialistiche che siamo abituati a conoscere ed a usare e
che sono nate verso la fine degli anni ’60 per un pubblico di specialisti
sono lo strumento adeguato per un pubblico di dimensioni e caratteristiche
completamente differenti, quale il nuovo utente sempre più disintermediato
dell’era di Internet?
La domanda diventa tanto più importante se si pensa che:
-
la quantità di informazione disponibile continua ad aumentare, senza
che aumenti di pari passo l’efficacia degli strumenti di accesso e soprattutto
di selezione;
-
il numero degli utenti, reali e potenziali, aumenta in misura esponenziale
senza trovare peraltro risposte pertinenti e di qualità;
-
le basi dati specialistiche, che hanno rappresentato per decenni lo strumento
principe di accesso all’informazione scientifica, sono pressoché
sconosciute al pubblico non specialistico;
-
le basi dati specialistiche possono vantare caratteristiche di esaustività
e completezza rispetto all’universo cartaceo da cui derivano la propria
validità scientifica e superiorità nei confronti dei motori
di ricerca del web; ciò nonostante, e nonostante che molte basi
dati indicizzino ormai anche riviste elettroniche, è legittimo qualche
dubbio sul loro grado di copertura rispetto a ciò che viene
pubblicato al di fuori del circuito editoriale formalizzato e quindi di
gran parte della informazione disponibile su Internet.
Lo scenario può dunque presentarsi in modo paradossale: una massa
crescente di utenti non specialisti, ma evoluti e alla ricerca di informazioni
di qualità, che avrà difficoltà a trovare risposte
pertinenti alle proprie domande, nonostante l’informazione non sia mai
stata tanto ampia e tanto accessibile come oggi.
Le ragioni di questo disallineamento fra domanda e offerta sono state
molto spesso, e con ragione, ricondotte all’insufficienza degli strumenti
di accesso e ricerca sul web, i cui principali limiti possono essere così
ricordati5:
-
l’universo su cui effettuiamo la nostra ricerca è molto spesso indifferenziato
e indistinto: sappiamo cosa stiamo cercando, ma non sappiamo dove stiamo
cercando;
-
i criteri di indicizzazione e classificazione (e i metadata creati dagli
autori) non rispondono a criteri oggettivi o omogenei, ma variano da documento
a documento o da motore di ricerca a motore di ricerca;
-
i criteri di selezione e di ordinamento in base alla rilevanza dei risultati
non sono sempre trasparenti;
-
le interfacce sono amichevoli, ma quando sono maggiormente sofisticate
i criteri di costruzione delle strategie di ricerca non sono espliciti.
E’ però necessario domandarsi anche perché strumenti sofisticati
e costruiti scientificamente come le basi dati specialistiche non siano
“ancora” in grado di rappresentare una valida alternativa alla ricerca
sul web. Ecco alcune delle possibili risposte:
-
l’utente non specialista ma evoluto non è in grado di orientarsi
fra le tante basi dati specialistiche, ma si aspetta di trovare uno strumento
multidisciplinare, o almeno pre-disciplinare;
-
le basi dati specialistiche sono strumenti complessi, fortemente strutturati
e articolati e presuppongono che l’utente conosca e sfrutti questa complessità
per ottenere i migliori risultati;
-
non esiste una struttura standard delle basi dati, ma ognuna di esse ha
una propria struttura, propri criteri di indicizzazione e compilazione
dell’abstract, il proprio tesauro, la propria classificazione;
-
dove l’interfaccia consente ricerche multiple su più basi dati,
non viene salvaguardato il livello di complessità di ciascuna base
dati e di strumenti quali il tesauro ecc., ma viene piuttosto operata una
riduzione al minimo comun denominatore ed un appiattimento al minimo livello
possibile;
-
le basi dati considerano quasi esclusivamente l’universo cartaceo, o al
più l’informazione organizzata in contenitori tutto sommato tradizionali
come gli e-journal, mentre trascurano invece l’altra informazione disponibile
su Internet, che non è tutta qualitativamente scadente;
-
e infine, le politiche di prezzo volte a incoraggiare un’utenza che per
quanto evoluta, non ha, almeno quantitativamente, gli stessi bisogni informativi
di un’utenza accademica, sono ancora troppo poco frequenti o troppo timide.
Si può quindi dire che le stesse ragioni che hanno fatto delle basi
dati specialistiche uno strumento forte per decenni per i ricercatori e
l’accademia, sono oggi la ragione della loro debolezza una volta confrontate
con una base di utenti qualitativamente e quantitativamente diversa.
Le basi dati specialistiche nascono all’epoca della ricerca on-line
con interfaccia a carattere e vengono inizialmente dotate di linguaggi
di interrogazione sofisticati, ma assai poco amichevoli; vengono pensate
per un mercato ristretto, ma disponibile ad accettare tariffe assai elevate
e legate ai tempi di collegamento più che ai risultati e si presentano,
insomma, come strumenti destinati non all’utente finale, ma a un intermediario
specializzato.
Con la rivoluzione del CD-ROM le basi dati cambiano e diventano uno
strumento per l’utente finale, intendendo però questo termine limitato
prevalentemente allo studioso e al ricercatore specialistico; in questa
fase la struttura delle basi dati rimane esattamente la stessa, ma vengono
compiuti notevoli sforzi per rendere le interfacce più amichevoli
senza pregiudicare, almeno nella maggior parte dei casi, la sofisticazione
dei sistemi di interrogazione.
Ci troviamo ora, nell’era del web e di una nuova generazione di utenti,
di fronte a una nuova e più difficile sfida: è possibile
immaginare per i prossimi anni, e per un mercato dell’informazione cresciuto
di un fattore dieci, strumenti che riescano a conciliare il meglio
dei due mondi e che cioè:
-
abbiano caratteristiche di esaustività e completezza pur rappresentando
sia il circuito della comunicazione scientifica tradizionale che l’universo
in continua evoluzione del web;
-
abbiano criteri di selezione e di indicizzazione oggettivi e trasparenti;
-
rendano conto esplicitamente dei processi impliciti incorporati nell’algoritmo
di ricerca;
-
consentano all’utente di effettuare la propria ricerca sulla o sulle basi
dati appropriate senza costringerlo a conoscere (e a scorrere sullo schermo…)
una lunga lista di basi dati disponibili;
-
effettuino ricerche su più basi dati e forniscano risultati multidisciplinari
senza sacrificare la struttura e i metadata nativi di ciascuna risorsa;
-
consentano la navigazione trasparente dall’informazione bibliografica al
testo completo.
Si tratta di una sfida che al momento sembra essere stata raccolta principalmente
da distributori o integratori di informazione
6,
e che quindi vede all’opera tipicamente strumenti software assai sofisticati
a cui viene delegato il compito di armonizzare risorse informative diverse
in uno strumento unico e organico, conciliando multidisciplinarietà
e specializzazione.
Restano per il momento alla finestra i compilatori di basi dati, i cosiddetti
information providers, che continuano a produrre ciascuno le proprie basi
dati sostanzialmente nello stesso modo e con le stesse caratteristiche
con cui le producevano trent’anni fa7.
Resta da verificare se la vera e propria mutazione genetica che i tempi
sembrano richiedere possa essere compiuta solo dalla parte del software,
con una operazione dinamica di postconfezionamento, che, per quanto
sofisticata, è pur sempre esterna al contenuto, o se non debba invece
coinvolgere la filosofia e il metodo di costruzione delle basi dati stesse.
Concentrazione industriale, rivoluzione del sistema dell’editoria scientifica,
rigenerazione degli strumenti di accesso all’informazione: sono solo tre
aspetti fra i tanti che caratterizzano una trasformazione molto ampia e
destinata a intaccare tutti quei ruoli – nessuno escluso - che siamo abituati
a dare per scontati nella catena di produzione e distribuzione dell’informazione.
Non è possibile fare previsioni né anticipare scenari:
quello che è certo è che anche per noi varrà il monito
dell’indimenticabile Bette Davis in Eva contro Eva: “Fasten your
seatbelts: it’s going to be a bumpy night”. Buon viaggio a tutti verso
il 2000…
Luca Burioni
(ottobre 1999)
Note
1 All’argomento è dedicata una parte significativa
dell’articolo di Enrico Martellini, Il ruolo del serials librarian nell'era
dei periodici elettronici in ESB Forum, a cura di Riccardo Ridi,
dicembre 1998 <http://www.burioni.it/forum/mart-per.htm>
pubblicato anche a stampa, in "Biblioteche oggi", vol. 17, n. 2, marzo
1999, p. 26-34, col titolo Il serials librarian nell'era digitale.
2 In questo senso mi sento di dover attenuare, se non la
sostanza, almeno il tono di una delle affermazioni dell’editoriale dell’edizione
1999 del Catalogo, relativa alle difficoltà della transizione
del sistema della comunicazione scientifica dal modello cartaceo a quello
digitale; la stesso concetto è stato poi ripreso in una versione
aggiornata e ampliata pubblicata sotto il titolo L’informazione elettronica
fra utenti e mercato sul “Bollettino AIB” (vol. 39, n.1/2, marzo-giugno
1999, p. 108).
3 Su E-Biomed e su altre iniziative analoghe si può
vedere: Alison Buckholtz: Electronic genesis: E-journals in the sciences,
“Academe”, Vol. 85, Issue 5, Sep/Oct 1999, p. 65-68 e Barbara Quint: The
NIH’s E-Biomed Initiative: there is a revolution brewing in the world of
scholarly publishing, “Information Today”, vol. 16, Issue 8, September
1999; informazioni complete sul progetto, dalla proposta originale fino
a una impressionante serie di reazioni di personaggi in posizione chiave
e una estesa bibliografia dei commenti pubblicati sulla stampa e sulle
riviste, sono disponibili a: <http://www.nih.gov/welcome/director/ebiomed/ebi.htm>
4 Per alcune osservazioni e critiche su E-Biomed si può
vedere: Arnold S. Relman: The NIH "E-biomed" proposal -- a potential
threat to the evaluation and orderly dissemination of new clinical studies.
“New England Journal of Medicine”, n.340, 1999, p. 1828-9;
Robin Peek: The NIH Grand Proposal. Will E-Biomed change the future
of scholarly publishing? “Information Today”, vol.16, Issue 9, October
1999.
5 La più recente indagine sul grado di copertura (e
di efficacia) dei motori di ricerca è il secondo studio NEC su Accessibility
of Information on the Web, “Nature”, 8 July 1999, p. 107-109; una stimolante
e acuta analisi del problema della scarsa trasparenza e oggettività
dei sistemi di classificazione e indicizzazione dei motori di ricerca è
rappresentata dall’intervento di Riccardo Ridi Metadata e metatag: l'indicizzatore
a metà strada fra l'autore e il lettore al convegno “The Digital
Library. Challenges and solutions for the new millenium”, Bologna, 17-18
giugno 1999 <http://www.aib.it/aib/commiss/cnur/semin03.htm>
6 Descrizioni e commenti delle principali realizzazioni si
possono trovare in Terence K Huwe, New search tools for multidisciplinary
digital libraries, “Online”, vol. 23, Issue 2, Mar/Apr 1999, p. 67-74
e in Peter Jacos, Savvy searchers do ask for direction, “Online
& CD - ROM Review”, vol. 23, Issue 2, April 1999, p. 99-102
7 Deborah Lynne Wiley: Beyond information retrieval,
“Database”, Vol. 21, n. 4, Aug/Sep 1998, p.18-22.
La bibliografia di questo articolo è stata recuperata anche
grazie a ProQuest, il servizio di informazione su Internet di Bell &
Howell Information & Learning.