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    Se dieci anni vi sembran pochi…

    E così, anno dopo anno, edizione dopo edizione, il nostro Catalogo è arrivato al suo decimo appuntamento.
    I numeri tondi, si sa, esercitano sulla nostra psicologia un fascino particolare, alludono a risultati raggiunti, suggeriscono rievocazioni, pretendono bilanci: non intendo sottrarmi al rito – particolarmente in questo ultimo scorcio di 1998 che coincide anche con il trentesimo anniversario della fondazione della nostra azienda -, ma cercherò di cogliere questa opportunità per svolgere alcune riflessioni.

    Nella primavera del 1989 pubblicavamo il nostro primo Catalogo dei prodotti CD-ROM: così infatti recitava il titolo di quella prima edizione, un fascicolo ciclostilato di circa 50 pagine, dalla grafica che sarebbe eufemistico definire essenziale o povera, contenente la descrizione di circa 100 titoli, alcuni dei quali sono ormai scomparsi dal mercato e altri suscitano tenerezza, come Pravda on Disc o Bibliofile (il pioniere in assoluto dei CD-ROM bibliografici). Un paio di pagine introduttive erano dedicate a illustrare il relativamente nuovo supporto, di cui si forniva giudiziosamente lo scioglimento dell’acronimo che in pochi anni sarebbe diventato assai popolare, e l’impatto che la nuova tecnologia avrebbe avuto sul mondo dell’informazione e sulle biblioteche.

    Ben altro l’aspetto di questa edizione e ben altri i suoi numeri, tutti moltiplicati per 10: pagine, titoli descritti, numero dell’edizione. Al di là della sequenza numerica, che sottolinea fortemente la continuità del presente volume dalla copertina colorata e dalla grafica funzionale con la plaquette ciclostilata di dieci anni fa, il cambiamento più significativo sta però nel titolo (che in questi anni aveva già subito una serie di leggere e progressive modificazioni): definitivamente scomparsa la parola “CD-ROM” è quindi diventato Catalogo basi dati e pubblicazioni elettroniche.

    Questa drastica decisione si è resa necessaria per evitare ambiguità e meglio rappresentare i contenuti e gli obiettivi di uno strumento destinato a un mercato specializzato, in un momento in cui i CD-ROM sono diventati un supporto assai comune e altrettanto gradito sia dal grande pubblico che dagli editori del mercato di massa, al punto da essere venduti in edicola insieme ad altri supporti multimediali quali le audio- e le videocassette, i CD musicali, ecc.

    Non si vuole però qui disconoscere il ruolo che in questi dieci anni il CD-ROM ha avuto nel processo di democratizzazione dell’informazione e nella modernizzazione delle biblioteche, in particolare di quelle italiane.
    Basta ricordare qual era la situazione dell’informazione elettronica in Italia nella prima metà degli anni Ottanta, per capire la differenza: tutta l’informazione era cartacea, qualche pioniere tentava – subito scoraggiato da costi pressoché proibitivi – la strada dei collegamenti online, altri seguivano con trepidazione i seminari di presentazione del progetto Euronet/DIANE, attendevano con ansia la disponibilità di ITAPAC (la rete pubblica a commutazione di pacchetto a standard X-25) e iniziavano a maneggiare strani aggeggi chiamati “modem”, che venivano noleggiati a peso d’oro dal fornitore monopolistico di telecomunicazioni. La strada si rivelò subito irta di difficoltà e di delusioni, caratterizzata da alti costi e soprattutto dal fatto di essere una soluzione per pochi.

    E’ facile immaginare, quindi, con quale entusiasmo molti di noi abbiano seguito le prime apparizioni di una tecnologia che sembrava promettere tutto quello che era stato in precedenza negato: informazione su supporto elettronico in grandi quantità, a costi relativamente bassi, facilmente accessibile e distribuibile. L’avvento del CD-ROM ha rappresentato una boccata di ossigeno per il mercato italiano, una opportunità di trasformazione, di modernizzazione, di crescita professionale e commerciale.

    Teniamoci cara quindi questa tecnologia e salutiamola con affetto, mentre miete allori sul mercato di massa, consapevoli che essa è entrata ormai a far parte del nostro panorama quotidiano e che ne avremo bisogno ancora per molto, magari sotto altri acronimi, ma sostanzialmente sempre uguale: robusta, affidabile, economica, portatile.

    Ma, appunto per questo, guardiamo anche oltre; o forse, più realisticamente, ratifichiamo in modo notarile l’evoluzione che il mercato ha ormai determinato: lo spostamento dell’accento dal problema del medium a quello dei contenuti, dalla centralità di un supporto alla “relativa” indifferenza del supporto rispetto ai contenuti.

    E se si guarda alla discussione sui contenuti che è in corso nel mercato dell’informazione, non si può fare a meno di concludere che essa è largamente dominata dal problema che va sotto il titolo generico di full-text, cioè di come garantire al nuovo utente dell’informazione elettronica l’accesso al testo completo del documento, e quindi la questione della disponibilità in formato elettronico di documenti tipicamente disponibili solo su carta. Giova ricordare che, poiché almeno l’80% dell’informazione bibliografica disponibile in formato elettronico è relativa ad articoli di periodici, la questione del full-text si intreccia indissolubilmente con quella degli e-journals1  ed ha significativi punti di contatto anche con la problematica delle digital libraries, che peraltro non è mia intenzione affrontare in questa sede.

    In questa discussione si confrontano oggi una serie di posizioni molto articolate, che si traducono in altrettante strategie e proposte commerciali che proverò a riassumere di seguito.

    1. Il document delivery: si tratta del metodo più tradizionale, e tuttora più diffuso e affidabile, per accedere al testo completo di un documento. I servizi di document delivery, che esistono ormai da molti anni, ma che si sono sviluppati in modo particolarmente significativo nell’ultimo decennio, hanno avuto da sempre l’obiettivo di fornire una copia cartacea (fotocopia) di articoli di riviste di cui l’utente (o la biblioteca) non ha immediata disponibilità.

    I gestori di questi servizi stanno affrontando, con qualche difficoltà e sicuramente con qualche travaglio, la difficile transizione, sia dal punto di vista della conservazione che di quello della distribuzione, dalla copia analogica (la fotocopia) alla copia digitale (il file).
    Inoltre, per conservare o accrescere le proprie quote in un mercato la cui domanda appare sempre più generata (o condizionata) dalle ricerche sulle basi dati bibliografiche, essi devono assicurarsi sempre più numerosi e distribuiti punti di accesso “virtuali” (cioè bottoni o link ipertestuali) che conducano l’utente in modo trasparente dal dato bibliografico alla richiesta di documento (cartaceo o elettronico, poco importa a questo proposito), garantendo un continuo approvvigionamento di ordini ai propri servizi (e non a quelli della concorrenza).
    Con questo obiettivo, alcuni gestori, come per esempio il British Library Document Supply Centre (BLDSC) con Inside, hanno scelto la strada di sviluppare in proprio una base dati bibliografica, e di usarla come “hub” per dirottare traffico sui propri servizi; altri, che già dispongono di proprie basi bibliografiche, come l’ISI – Institute for Scientific Information, ne stanno predisponendo versioni che incorporano queste funzionalità; altri ancora, per ottenere lo stesso risultato, intraprendono la strada di accordi con fornitori o distributori di basi dati.

    A giudicare da alcuni recenti avvenimenti, fra cui la liquidazione da parte di EBSCO del proprio servizio EBSCODoc e la difficoltà della rinata Dialog Corporation a trovare un acquirente per UnCover, questo processo sarà tutt’altro che indolore e piuttosto complesso, e dovrebbe risultare in una selezione fra alcuni giocatori di rilevanti dimensioni2. Lo stesso BLDSC, peraltro, è parte - nell’ambito del “British Library Digital Library Programme”, che vede due cordate di aziende del calibro di Dawson, IBM, The Stationery Office da un lato e di Blackwell, Chadwyck-Healey, MicroPatent, Unisys dall’altro fronteggiarsi per aggiudicarsene la realizzazione - di un processo di riorganizzazione globale che riguarderà tutte le attività della British Library e che non ne lascerà la fisionomia immutata3.

    2. Gli aggregatori: chi ha optato per questa soluzione si propone di aggregare, attorno a basi bibliografiche leader o comunque con un mercato consolidato, il testo completo di un numero rilevante di periodici, in modo da poter offrire all’utente una navigazione trasparente dal record bibliografico al testo completo dell’articolo, senza uscire dall’applicazione e senza cambiare interfaccia. In questa categoria rientrano prodotti illustri che rappresentano i pionieri del full-text, quali ADONIS (ora definitivamente sotto il controllo di Elsevier) e UMI (con le Image Databases e più recentemente con ProQuest Direct) e soluzioni più recenti quali quelle proposte da EBSCO, H.W. Wilson, IAC e OVID. Queste proposte si contraddistinguono per la varietà di soluzioni: si va dalla collezione locale di CD-ROM a soluzioni locali in ambiente client/server (c.d. Intranet) all’accesso a server remoti via WWW; in pratica tutte le aziende sopra ricordate distribuiscono la propria offerta in questo ventaglio di architetture.

    La caratteristica saliente di queste soluzioni, e il loro principale punto di forza, è che rispondono a una domanda del mercato esattamente negli stessi termini in cui viene posta: una volta trovato il dato bibliografico voglio subito il testo completo, con un click di mouse e senza tanti problemi di copyright, di tariffe, di permessi, che si presuppone siano risolti a monte.
    Il limite principale, invece, sta nell’impossibilità pratica di riuscire a rappresentare l’universo sempre mutevole e in costante crescita dell’editoria periodica internazionale:
    - il numero dei periodici “puri” (esclusi quindi annuari, quotidiani, ecc.) registrati dal Centro Internazionale ISSN era, al 31 dicembre 1997, di circa 550.000, con un incremento annuale di circa il 6%;
    - il numero delle testate possedute dal BLDSC è attualmente di circa 260.000, di cui circa 58.000 titoli correnti4.
    Anche a voler considerare il dato dell’ISSN come un dato puramente statistico, non è difficile immaginare che i 58.000 titoli correnti in cui il BLDSC investe annualmente un cospicuo capitale rappresentino un censimento sufficientemente corretto della letteratura periodica effettivamente più consultata nel mondo.
    Risulta quindi facile concludere che gli aggregatori propongono una soluzione significativa (tanto più significativa quanto maggiore il numero dei periodici, quanto più completa e tempestiva la copertura, quanto più accurata e autorevole la selezione – ma, come ha dimostrato una recente comunicazione alla ALA Annual Conference 1998, spesso non è così5), e pur tuttavia ancora parziale al problema del full-text.

    3. Gli editori: alcuni dei maggiori editori internazionali di periodici hanno realizzato siti web specializzati, in cui mettono a disposizione dell’utente finale, senza intermediari, i propri periodici.
    É questa la soluzione adottata per esempio da Academic Press, Blackwell Science, Elsevier, Kluwer, Springer, Stanford U.P., Johns Hopkins U.P., ecc. Alcuni di questi editori (ad esempio Elsevier) propongono anche una variante locale del sistema, cioè una versione da caricare su un proprio server, secondo un modello di tipo Intranet.
    Il meccanismo che regola l’accesso è sostanzialmente mutuato dall’editoria convenzionale: può accedere a un determinato periodico chi ha sottoscritto l’abbonamento e ha pagato la relativa tariffa. Le caratteristiche del supporto elettronico consentono per altro politiche di prezzo diverse e molto più articolate di quelle praticabili per la carta, quali pacchetti disciplinari, collezioni, sconti per volume, ecc.

    Il principale problema che propongono queste soluzioni è quello dell’accesso bibliografico: infatti, se tutti gli editori mettono a disposizione sui propri server i sommari dei diversi fascicoli (Table of Contents – TOC), le bibliografie che così ne risultano sono ben lontane dall’avere le caratteristiche di esaustività, completezza e autorevolezza delle basi dati di riferimento delle diverse discipline. La conseguenza è l’impossibilità di mantenere trasparente il percorso record bibliografico-testo completo del documento, che, come abbiamo visto, costituisce la domanda principale del mercato.
    Il principale vantaggio, invece, e non è poco, è quello di offrire qualcosa che è molto vicino al corrispondente prodotto a stampa, e quindi di garantire la completezza e la autorevolezza della edizione elettronica, nonché, se non altro per ragioni di concorrenza, di assicurare la tempestività della sua messa in circolazione.
    Questa soluzione presenta infine – e forse in modo più esasperato di altre - problemi comuni a tutta l’editoria digitale quali la permanenza del testo, l’accesso alle annate arretrate, la facoltà di riproduzione, ecc., che qui peraltro non approfondisco.

    4. I gateway: in questa categoria si possono collocare i servizi predisposti da alcune grandi agenzie internazionali di abbonamenti a periodici, quali Electronic Journal Navigator di Blackwell’s e SwetsNet di Swets, che si propongono come interfaccia e strumento di amministrazione per l’accesso ai periodici elettronici disponibili sui siti dei diversi editori. La principale caratteristica di questi servizi è rappresentata dall’offrire un unico punto di accesso a, e una navigazione tendenzialmente trasparente fra, i diversi server che mettono a disposizione gli e-journals: sono dunque soluzioni che si propongono soprattutto l’obiettivo di alleggerire il lavoro di amministrazione e di manutenzione (URL, login e password, livelli di abilitazione, ecc.) di una biblioteca o di un sistema bibliotecario.
    In questo gruppo possiamo far rientrare anche il servizio ECO (Electronic Collections Online) di OCLC (che peraltro si differenzia dai servizi offerti dalle agenzie di abbonamento nel fatto che provvede all’immagazzinamento e alla conservazione in proprio dei documenti e che quindi offre una effettiva unicità di interfaccia per tutti i periodici e per tutti gli editori che partecipano al sistema) e, con qualche forzatura, il progetto J-STOR (che ha come obiettivo la retroedizione elettronica di annate arretrate di periodici di scienze umane e sociali).

    5. Gli integratori: chi propone questo approccio intende offrire strumenti per realizzare l’integrazione fra basi dati bibliografiche, sistemi di document delivery, collezioni a testo completo, e-journals messi a disposizione dagli editori, insomma tutte le tipologie di offerta fin qui discusse. La convinzione che è sottesa a questa proposta è che non esista (che non possa esistere) una soluzione unica e principe al problema del full-text, ma che invece siano inevitabili diverse soluzioni, che vanno, per l’appunto, integrate.
    E’ questa la strada percorsa da SilverPlatter con SilverLinker, un sistema che consente, a partire dal dato bibliografico, l’accesso alle collezioni locali, al prestito interbibliotecario, ai servizi di document delivery, ai servizi degli editori, ad eventuali collezioni di full-text elettronico locali, ecc. Questa soluzione sostanzialmente fotografa il mercato e ne recepisce tutta la complessità, lasciando alla responsabilità dei diversi attori del mercato la definizione delle regole di comportamento e di fruizione.
    Il principale vantaggio di questo approccio sta nell’essere una soluzione aperta che non pregiudica alcuna altra opzione e che non richiede pregiudizialmente di fare una scelta a favore di questo o di quel “verbo” del full-text, mentre preserva, sul versante della ricerca bibliografica, tutta la qualità e l’autorevolezza delle basi dati leader nelle diverse discipline. Inoltre, proponendosi di integrare fonti esterne o remote a fonti locali (con link agli archivi delle holding o al web dell’OPAC), consente di mettere un forte accento sulla valorizzazione del patrimonio cartaceo di una biblioteca o di un sistema bibliotecario, che viene quindi reso accessibile tramite la normale circolazione o l’ILL.
    La principale difficoltà di SilverLinker è data invece dal fatto che non è una soluzione “preconfezionata”, ma richiede piuttosto una serie di decisioni, anche complesse e tutte non banali, circa il livello di integrazione con i sistemi full-text che si vuole realizzare; è una soluzione che esalta il ruolo del system librarian, ma che nello stesso tempo può essere percepita come più impegnativa e meno immediata.

    Da questa analisi, che peraltro non prende in considerazione aspetti giuridici, organizzativi e tecnici ineludibili, credo che risulti chiaro come la strada verso il full-text, ovvero verso la disponibilità in tempo reale del documento in formato digitale, risulti ancora lunga e travagliata.

    Credo d’altro canto che, qualunque sia la direzione che si intenda prendere a questo crocevia, possano comunque essere tratte alcune conclusioni di carattere generale:

    • Non esistono risposte semplici a problemi complessi: il mercato editoriale (ma più in generale il sistema della comunicazione scientifica) è un fenomeno complesso che si è sviluppato e stratificato nel corso di secoli ed è basato sul modello cartaceo: la transizione al modello digitale, per quanto auspicata ed auspicabile, non sarà né immediata né indolore, non vi sono scorciatoie per accelerarla né complotti delle multinazionali per ritardarla.
    • Per assicurarsi il controllo di - o almeno per partecipare a - questa transizione è in corso un grande processo di concentrazione dell’industria editoriale; per citare alcuni esempi, relativi solo agli ultimi dodici mesi: Elsevier ha acquisito Engineering Information e ha assunto il controllo diretto sulla già partecipata Adonis, Elsevier e Kluwer hanno tentato la fusione - poi rientrata sotto i colpi dell’antitrust - in un unico “megapublisher”, Kluwer ha appena completato con successo l’acquisizione di Ovid Technologies.
    • Ciò nonostante, nessuno produrrà, venderà o possederà legalmente tutta l’informazione scientifica disponibile sul mercato in formato elettronico; nessuno la archivierà o la conserverà in modo esclusivo.
    • Esistono seri dubbi sul fatto che la disponibilità di quantità consistenti di full-text in formato elettronico sia compatibile con l’aderenza e la fedeltà all’originale cartaceo: un certo grado di fedeltà e di aderenza può essere garantito (e bisogna “guardarsi dalle imitazioni”), ma la fedeltà assoluta è probabilmente destinata a restare un mito.
    • Dovrà essere affrontata la questione dell’accesso al retrospettivo, che, se può essere considerato relativamente poco significativo nel caso delle discipline tecnologiche, rappresenta invece un aspetto critico per alcune discipline scientifiche (quali matematica e fisica) e per le scienze umane e sociali6.
    • Ancora per alcuni anni l’accesso al full-text sarà garantito da un adeguato mix di scelte diverse, fra soluzioni locali e soluzioni remote, fra aggregazioni e strumenti di integrazione, che realizzi il miglior compromesso possibile fra prezzi, prestazioni, qualità e completezza, costi di manutenzione e di gestione.
    • Resta da capire quale sarà il ruolo dell’Italia in questo processo e se il nostro sistema editoriale e dell’informazione (comprese le Università e le biblioteche) avrà la chiarezza di idee e di intenti necessarie a garantire che i contenuti italiani siano accessibili e adeguatamente rappresentati.

    In tutti i casi, sembra quindi che per risolvere il puzzle del full-text occorrerà armarsi di pazienza e attendere ancora qualche anno, anche se la rapidità dei cambiamenti che contraddistingue la nostra società può indurre a sperare che non sia necessario attendere altri dieci anni, e, con essi, la pubblicazione della ventesima edizione (rigorosamente cartacea!) del nostro Catalogo…

    Luca Burioni

    (Ottobre 1998)

    Nota: le considerazioni esposte nella parte non occasionale dell'Editoriale sono state ampliate e aggiornate in un articolo pubblicato sul "Bollettino AIB", vol.39, n.1/2 (marzo-giugno 1999), p.103-109.
     
     


    Note

    1  Per una utile e sistematica rassegna sulla questione si può consultare De Robbio, Antonella. I periodici elettronici in Internet, in ESB Forum, a cura di Riccardo Ridi, aprile 1998, <http://www.burioni.it/forum/adr-period.htm>; da questo contributo è inoltre possibile ricuperare le URL della maggior parte dei servizi da me citati.
     
    2 Quint, Barbara. Document Delivery Field Continues to Shrink with Demise of EBSCO Document Services, “Information Today “, vol. 15, Issue 9, October 1998, p. 4.

    3 The British Library Digital Library Programme. The British Library Research and Innovation Centre, July 1998,<http://www.bl.uk/services/ric/diglib/digilib.html>

    4 The British Library. Bibliographic Services and Document Supply. Facts & Figures, April 1998, <http://www.bl.uk/services/bsds/dsc/pdf_files/factnfig.pdf>

    5 Franck, Carol - Chambers, Holly. How Full is the Full in Full-Text? A comparative study of paper periodicals with their web-based equivalents in the Ebsco, Information Access Company (IAC), UMI and Wilson databases. Poster Session presented at the ALA annual conference, Washington D.C., June 27, 1998, <http://www2.potsdam.edu/LIBR/franckcr/ALA.html>

    6 A questo proposito va segnalato uno dei più grandi progetti di digitalizzazione mai intrapresi, riguardante sia materiale monografico che collezioni complete di periodici dall’inizio del secolo: la Digital Vault Initiative, che vedrà la UMI digitalizzare la collezione di materiale microfilmato negli ultimi 60 anni, per un totale di 5,5 miliardi di immagini. Ulteriori informazioni, complete di esempi e link a documenti e materiale supplementare, sono disponibili a <http://www.umi.com/hp/News/Reviews/SiteBuilder.html>.

       

     

     

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